Il sistema di controllo dei prodotti biologici nella Ue è migliorato rispetto al passato, ma restano alcune criticità, che comportano nuove sfide da affrontare. Lo mette in luce la nuova relazione della Corte dei conti europea.
La normativa Ue che disciplina quei sistemi di controllo punta a far sì che i consumatori sappiano che sono state rispettate tutte le regole previste nel settore bio, in ogni fase della filiera. Un rigoroso sistema di controllo che copra l’intera filiera agroalimentare, dai produttori ai trasformatori, agli importatori e ai distributori, è quindi indispensabile per fornire a chi acquista la certezza che i prodotti biologici che finiscono nel carrello siano effettivamente tali. La Commissione europea svolge un ruolo centrale vigilando sul sistema di controllo.
La Corte aveva già effettuato verifiche al riguardo qualche anno fa e ora nella relazione ha messo nero su bianco che rispetto all’audit precedente, nei vari Paesi il sistema di controllo è migliorato e che erano state attuate in linea di massima le raccomandazioni date. In particolare gli Stati membri in cui sono state fatte delle verifiche, hanno modificato il quadro normativo e preso provvedimenti per migliorare i propri sistemi di controllo. Tuttavia restano una serie di debolezze: il ricorso a provvedimenti per far applicare la normativa non è stato armonizzato a livello dell’UE e le autorità e gli organismi di controllo degli Stati membri sono stati talvolta lenti nel segnalare le inosservanze.

Quando i consumatori acquistano prodotti biologici, fanno affidamento sull’applicazione delle norme vigenti in ogni fase della filiera di approvvigionamento, a prescindere dal fatto che si tratti di prodotti UE o importati – ha commentato Nikolaos Milionis, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione – La Commissione dovrebbe adoperarsi, assieme agli Stati membri, per porre rimedio alle restanti debolezze e rendere il sistema di controllo il più efficace possibile. Tale condizione è fondamentale per preservare la fiducia del consumatore nel marchio biologico dell’Ue”.
L’audit ha anche esaminato, più ampiamente, i regimi di importazione. Nel 2018, l’UE ha importato prodotti biologici da oltre 100 paesi terzi. La Corte ha rilevato che la Commissione ha iniziato a effettuare visite presso gli organismi di controllo nei paesi che esportano prodotti biologici nell’UE, riscontrando però alcune criticità nei controlli svolti dagli Stati membri sulle partite in entrata e in particolare in alcuni Paesi erano ancora incompleti i controlli fatti sugli importatori.
La tracciabilità
La Corte ha verificato anche la tracciabilità dei prodotti biologici. Nonostante i miglioramenti degli ultimi anni, specie nell’UE, per molti prodotti non è stato possibile risalire al produttore agricolo, mentre in alcuni casi la procedura ha richiesto tempi lunghi.

La Corte quindi ha raccomandato alla Commissione di ovviare alle debolezze rilevate nei sistemi di controllo e di rendicontazione degli Stati membri; migliorare la vigilanza sulle importazioni, anche attraverso una maggiore cooperazione con gli organismi di accreditamento e con le autorità competenti di altri importanti mercati di importazione ed espletare controlli di tracciabilità più esaustivi per i prodotti biologici.

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